Skip to content

CRISI ARTIGIANATO, LIMATOLA (CLAAI CAMPANIA): “IL LIVELLO DI INDEBITAMENTO DELLE PICCOLE IMPRESE NON È ULTERIORMENTE ELEVABILE, OCCORRONO RISTORI ADEGUATI”

Condividi l'articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

L’economia regionale e in modo particolare il settore dell’artigianato subisce una nuova battuta d’arresto a causa, a distanza di un anno dall’inizio della pandemia e del primo lockdown, di nuove restrizioni che dall’8 marzo hanno rimesso la Campania in zona rossa con tutto ciò che ne consegue. A tal proposito il segretario generale della Claai Campania, Alessandro Limatola, ha così dichiarato:

“Il settore dell’artigianato, componente centrale dell’Economia in Campania, attualmente in zona rossa, è fermo. Molte nostre imprese hanno speso ingenti somme per gli adeguamenti per il rispetto della distanza sociale ed hanno sostenuto costi per materie prime rimaste inutilizzate. In alcuni casi si è trattato di materiali deperibili che hanno rappresentato una perdita secca per imprese di ridotte dimensioni che non dispongono, per altro, di un canale preferenziale di accesso al credito, né di una propria forte struttura finanziaria. Eppure, in modo silenzioso – forse troppo- danno occupazione e fanno economia assicurando, peraltro, servizi di base talvolta essenziali all’utenza ed ai consumatori.

L’asticella del livello di indebitamento delle piccole imprese – prosegue Limatola – non è ulteriormente elevabile. Le piccole imprese della Campania, e quelle artigiane più in particolare, per sopravvivere devono “guadagnare” tempo e per farlo possono fare solo affidamento a ristori adeguati che consentano di tenere insieme i fattori della produzione. In attesa che venerdì, come annunciato, venga approvato il DL Sostegno, ci auguriamo che Il nuovo provvedimento rifinanzi, come atteso, la cassa integrazione per l’emergenza Covid, con una semplificazione delle procedure per richiederla, ma anche che le piccole imprese possano godere di ristori adeguati alle necessità del momento, che tengano conto del lungo periodo di chiusura già scontato e della necessaria fase di ripartenza che sarà tutt’altro che facile e breve.

Ci auguriamo – conclude il segretario generale – che almeno il nuovo Governo eviti ristori poco più, o forse poco meno, che simbolici i quali non produrrebbero alcun risultato in concreto per l’economia del Paese se non ulteriore “debito cattivo” per usare le parole del neo presidente Draghi su cui tutti facciamo affidamento”.